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PIANTO DI ULISSE - Romanzo lirico
Editrice Rhegium Julii, Cosenza 1997
PAVANA PER UNA MADRE DEFUNTA - Poema.
Sottotitolo: Appunti per una storia naturale della Morte. Nuova Compagnia Editrice, Forlì 1990
Totale rifacimento dell’opera prima Isole e vele, ripudiata. Un moderno Ulisse alla ricerca di se stesso dopo un amore furioso seguito dalla perdita dolorosa dell’amata giunge attraverso mari e deserti e straordinarie avventure all’ultima spiaggia: un’ambigua oasi in cui trova tuttavia una sorta di inquieta conciliazione con se stesso, con Dio e con gli uomini. Poema lucreziano. La fine imminente della vecchia madre induce il Poeta a rimeditare se stesso, le sue origini, il suo destino, il destino dell’universo, il significato della vita e della morte.
Scrive Luciano Luisi:
“Scarselli scardina le regole del consueto e tutto diviene, per virtù di linguaggio, destino, tremendo disegno ineluttabile”
Scrive Mario Luzi:
“E’ un poema che mira alto, a risolversi cioè in un poema cosmico. Il respiro, e il furor, e la pietas, non fa difetto; e l’impietosa evidenza della nostra condizione non fa retrocedere il Poeta né di fronte alle sue crudezze né di fronte alla grandiosità della vicenda biologica cui partecipiamo”.
   
TORBIDI AMOROSI LABIRINTI - Romanzo lirico
Nuova Compagnia Editrice, Forlì 1991
PRIAPOSODOMOMACHIA- Scherzo di Sacra Rappresentazione.
Sottotitolo: Storia lussuriosa del Cavaliere e la Donzella. Nuova Compagnia Editrice, Forlì 1992
Storia d’amore e morte, che non è solo il racconto liberatorio di un maschio che ha spinto lo sguardo impietoso sui segreti delle camere da letto e sulle estreme conseguenze della liberazione sessuale, ma è anche l’anelito dell’uomo a trascendere con la ragione le miserie dei suoi rigidi schemi sessuali per attingere il mitico Amore Universale: una battaglia con se stesso che l’uomo tuttavia non è capace di vincere. Questa parolaccia in greco significa: Guerra del pene contro l’ano. L’anima d’un giovane Cavaliere narra la guerra da lui combattuta contro il Male. Egli adorava e serviva con amore quasi casto la bellissima Niobe, ma ignorava ch’ella fosse strumento del Demonio. Questo un giorno prorompe inopinato dall’ano innocente dell’Amata per attrarlo in quelle tristi latebre; il Cavaliere per salvarsi l’anima combatte anche a costo della vita.
Scrive Luigi Baldacci:
“Un viaggio ossessivo in un tragico tunnel che si chiama corpo, visceri, sesso ”.
Scrive Michele Dell’Aquila:
“Sarebbe piaciuta anche al grande Aretino; vi è una notevole capacità di tessitura, con fili di lana grossa e seta fina, immaginazione, sensualità, ironia, gioco di sublimazione e dissacrazione, insomma un bel saggio di stile alto e comico”.
   
ERETICHE GRIDA - Poema
Nuova Compagnia Editrice, 1993
PIANGONO ANCORA COME BAMBINI - Poema
Campanotto Editore, Udine 1994
Manoscritto di anonimo eremita rinvenuto in una grotta del Monte Athos. Un eremita che ha perso la fede spera di trovare Dio sulla vetta della montagna sacra, ma vi trova solo gli stronzi secchi degli eremiti che l’hanno preceduto. Dopo amare riflessioni, che suonano come invettive, capisce prima di morire che Dio non è lì ma fra i disperati della terra. Diario d’una veglia solitaria alla salma della madre nella camera ardente di un ospedale. Esplorazione pietosa ma inquietante ai confini dell’ultraterreno in un crescendo drammatico che si placa solo con l’alba, quando la pietà del figlio si sublima in un commosso compianto per tutti i morti; che forse, nella terra e bagnati di fango, piangono ancora come bambini.

Scrive Giorgio Barberi Squarotti:
“Leggo e rileggo questo libro fra empito d’invocazione e tensione blasfema dello scontro con Dio…E’ una grande esplorazione delle tenebre della carne come dello spirito… Un’opera terribile e bellissima, di quelle che scuotono a fondo l’anima e costituiscono un punto di riferimento assoluto di poesia e verità”
Scrive Emerico Giachery:
“Si accoglie in toto il messaggio, la tensione quasi insostenibile, il grido, soprattutto la infinita pietas, straziata, amorosa e, nel senso più profondo, religiosa”
   
STRAORDINARIO ACCADUTO A UN ORDINARIO COLLEZIONISTA DI OROLOGI - Poema
Campanotto Editore, Udine 1994
IL PALAZZO DEL GRANDE TRITACARNE - Poema
Campanotto Editore, Udine 1998
In una notte di tregenda prossima alla fine del mondo tutti gli orologi tacciono, il tempo si è fermato, il gelo stringe in una morsa il mondo. Ma ecco che si erge verso il cielo il grandissimo Orologio di una torre, depositario del Tempo e della Vita dentro il suo perfetto meccanismo. Il Protagonista vi si arrampica per trovare fra gli ingranaggi un tramite con Dio, e vive un’esperienza mistico-carnale sconvolgente. Tragicomica allegoria di ospedali e lazzaretti. Il “Palazzo” è il luogo terreno in cui si purga la carne dai mali corporali per riscattarne il peccato originale. Sono descritte con minuzia le scientifiche procedure per amputare e tritare la carne dei malati, distillarla, e bombardarne il succo con veloci neutroni fino alla completa estrazione dello spirito, condizione necessaria per essere riaccolti nel seno di Dio.

Scrive Giancarlo Oli:
“Coinvolge e trascina come fiaba o romanzo, ammaestrando come allegoria... Il lettore è come irretito e indotto ad abbandonarsi mani e piedi legati alla voce del Poeta Maestro... Solo un vero poeta poteva dedicare la sua vita alla poesia epica senza piegarsi al conformismo imperante ”.
Scrive Giorgio Barberi Squarotti:
“Grandiosa e terribile allegoria del Male del mondo, della Creazione, della Vita... Mentre la maggior parte dei poeti dice parole, la poesia di Scarselli dice verità”
   
BALLATA DEL VECCHIO CAPITANO - Poema epico
Ibiskos Editrice, Empoli 2002
DILETTA SPOSA - Poema
Edizioni del Cenacolo, La Spezia 2003
Un Ulisse che insegue con la sua barca a vela la grande Conoscenza trova il relitto di un piroscafo affondato, nelle cui viscere di ferro incontra il teschio del vecchio Capitano ricevendo dalle sue pupille che si ravvivano la visione della vita oltre la morte. Gli accenti sono quelli di un figlio devoto che con l’ardore della giovinezza riscatta l’anima del Capitano-padre e della sua nave, tornando infine fra gli uomini con la visione pacificante di un Aldilà più umano. Poema ispirato al “Libro Tibetano dei Morti”. Lo Sposo raccomanda alla Sposa di recitargli all’orecchio, dopo la sua morte e secondo il rito tibetano, le esortazioni del Libro Sacro per aiutarlo a ignorare gli allettamenti della vita materiale e dell’amore carnale e poter riconoscere più facilmente la Vera Luce.

Scrive Giorgio Barberi Squarotti:
“E’ il punto più alto del lavoro poetico di Scarselli, pur sempre più significativo e valoroso di tanta altra produzione del nostro tempo. E’ una splendida allegoria del viaggio dalla morte alla vita, condotta in un linguaggio e in un ritmo di straordinaria originalità”
Scrive Maria Grazia Lenisa:
Leggerò e rileggerò questo libro, perché fa bene all’anima.