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La poesia poematica non è il capriccio di riesumare un genere classico che i più ritengono estinto. Vorrei al contrario convincere che essa è addirittura una Super-Poesia: nasce dall’esigenza naturale e necessaria, oserei dire biologica, di sviscerare temi esistenziali di interesse universale che il minimalismo non ha lo spazio né la voglia di trattare a fondo; questo può dare solo brevi spunti, qualche intuizione, ma è solo con la poematica che si può coinvolgere i lettore come con la narrativa. Ma non significa scimmiottare la narrativa per guadagnarsi i lettori che la poesia minimalista non ha; significa piuttosto che il linguaggio icastico e folgorante della poesia convince il Lettore più che il linguaggio troppo diluito della prosa. La poesia poematica nasce dunque quando si vogliono sviscerare temi complessi dalle molteplici sfaccettature. Può essere utile raccontare brevemente il modo naturale con cui mi sono trovato, quasi senza accorgermi, a fare poesia poematica.
         Quando decisi di togliere la vecchia roba dal cassetto e di uscire col mio primo libro, avevo, come tutti, una quantità di poesie scritte in diverse occasioni. Mi è sorto subito il problema di come assemblarle; con che criterio? cronologico? affinità di argomento? Forse esageravo il problema perché sono un inguaribile perfezionista, ma mi ripugnava l’idea che tutte quelle poesie messe insieme non potessero esprimere un significato esistenziale più generale. Allora mi è venuta l’idea di riunirle in modo che componessero una sorta di autobiografia, inserendole in un filo conduttore anche a costo di adattarne qualcuna o di crearne di nuove per riempire un vuoto nella continuità del discorso.  Ne è venuto fuori quello che ho chiamato un “Romanzo Lirico”. Da allora ho sempre evitato l’imbarazzo di questa operazione, cioè di dover forzare le poesie per farle entrare nella trama di un disegno, e decisi che mi sarei sempre inventato prima lo scheletro della trama o dell’argomento, e poi le poesie, che in questo modo diventavano stanze o lasse di un poema coerente e continuo.
         Lo so, era una pratica da molto tempo in disuso, quella di scrivere poemi; ma sentivo che offriva parecchi vantaggi. Vi siete mai chiesti perché il grande pubblico snobbi la poesia e preferisca di gran lunga la narrativa? Io dico perché la raccolta di singole poesie, la cosiddetta Silloge, data la limitata estensione delle liriche, non ha la possibilità di sviluppare un argomento interessante. Per invogliare la gente comune a leggere poesia occorre quindi affrontare un discorso allargato, il solo che permette di sviscerare in modo coerente e unitario un tema, una narrazione uno spunto di riflessione. La vera forza della poesia poematica sta proprio in questo, che la materia può essere trattata in tutti i suoi innumerevoli risvolti, creando un vero libro. Inoltre, ma non ultimo, si sfrutta l’effetto del “vediamo come va a finire”, molto noto ai furbi narratori. Qualcuno è per caso scandalizzato, che io proponga alla poesia simili trucchi? Ditemi allora che cosa può invogliare il lettore, che non sia il solito addetto ai lavori, a leggersi una serie di poesie senza un capo e una coda e dove ognuna può essere letta aprendo il libro a caso.
         Io dunque ho scelto il Poema: lirico, epico, geoepico, o meditativo, suddiviso in stanze, o meglio “lasse”, se vi si vuol vedere un’eco della medievale Chanson de Geste. Le lasse separano i vari momenti, riflessioni, paesaggi senza scollegarli, mentre le pause fra una lassa e l’altra non spaventano il Lettore come farebbe un poema fitto fitto senza respiro; ma soprattutto gli permettono di soffermarsi a riflettere, o a rileggere. Inoltre, è come avere una marcia in più, perché, oltre ai messaggi delle singole lasse, alla fine il Lettore riceve anche dal disegno generale un super-messaggio, un significato finale e conclusivo che resti nella memoria; la qual cosa dovrebbe essere l’intento implicito di ogni libro che si rispetti.
         Vorrei finire con una domanda che forse oggigiorno non è neanche tanto ovvia: a che serve tutto ciò che si scrive, se non ci aiuta a mettere a fuoco i problemi che spesso, nella superficialità della vita quotidiana rimuoviamo o neanche sappiamo di avere?

 
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